Le storielle del principe

Il primo racconto…l’inizio della storia e la storiella del “magico kiwi”

Ho deciso di aprire un blog! E si! E’ da qualche mese che ci penso ma non sapevo da dove iniziare, con cosa iniziare. Mi sentivo bloccata, come se al improvviso tutto il mio essere fosse svanito nel nulla. Ed ora, eccomi qua. Da qualche parte devo pure iniziare, visto che ormai non posso più abbandonare questa idea. Mi sento come se nella testa mi volassero mille farfalle colorate come mille idee senza inizio e senza fine.

Prima di prendere in mano il computer non sapevo in quale lingua avrei scritto. Mi è venuto naturale scrivere in italiano, visto che ormai sono tre ani che parlo, penso e sogno nella mia nuova lingua.

Tanti si creano il proprio blog per condividere con gli altri se stessi. Io credevo di sapere chi sono e qual’è la mia strada ma ora mi trovo davanti alla prima pagina del mio blog e mi trovo in difficoltà.

Forse il vero motivo per il quale o deciso di creare questo blog è quello di ritrovare quella parte di me che penso di aver chiuso in un forziere con tanti lucchetti.

Si, spero che scrivendo su questo mio blog troverò piano piano le chiavi per aprire man mano tutti i lucchetti del mio cuore.

Approposito di cuore, ho deciso di condividere la storia di un incontro che mi cambiò la vita. Eccola qua la prima lettera d’amore dalla quale mi sono ispirata per il nome del mio blog. Questo è il primo pezzo del puzzle della mia nuova vita….

“Ciao Principessa, oggi è il 01/10/07 ore 12.45 il giorno sorgerà tra poche ore. Quasi le stesse ore che impiegherei per arrivare fin da partendo adesso (in aereo si intende).

Prima di dirti il vero scopo di questa mia lettera, voglio chiarirti che mi piacerebbe che tu ricevessi codesta mia scritta di mio pugno. Ma il tempo è un quarto fattore importante disse Einstein, quindi  la scrivo al computer  e te la mando per e-mail. E qui un doveroso grazie a Bill Gates che mi permette di farlo a basso costo.

Ti voglio raccontare una piccola storia accadutami qualche anno fa:

Era estate, ma non una estate normale era un’estate magica. Tutto era perfetto, il vento caldo che ti accarezzava di notte, la voglia di divertimento che riuscii a soddisfare ad ogni festa.

Con gli amici andavamo la sera a fare i falò sulla spiaggia e, in tutta questa magica estate, io che ero al centro di tutto mi sentivo un dio.

Pensavo di aver raggiunto, per l’età di allora, circa 22 anni un perfetto equilibrio tra il mio corpo e la mia mente. Studiavo, sapevo, comprendevo, insomma avevo tutto in mano, per quanto si possa avere il mondo in mano a 22 anni. Facevo anche l’arrogante e il saccente con chi mi andava contro. Ma alla fine nessuno lo faceva, ero anzi interrogato e mi chiedevano consigli non solo i miei coetanei, ma anche “gli adulti”. Ma questa è un’altra storia.

In una di queste fantastiche sere, con i miei genitori andammo a cena a casa di amici. Alla fine della cena, al momento della frutta Rodolfo, un carissimo amico di mio papà  prese un kiwi dal cesto della frutta e, cominciò a mondarlo con il coltello, sai come si tagliano le mele o le arance, facendo con la buccia la spirale,  non a spicchi.

Io dall’alto del mio sapere esordì: No Rodolfo il kiwi non si mangia così, devi prima tagliarlo in due, diciamo all’altezza dell’equatore e poi mangiarlo con il cucchiaino. Rodolfo il secondo kiwi lo mangiò come avevo detto io. Ma a metà del primo emisfero esclamo:

– “Non sento piacere a mangiarlo così”.

Con quella frase ho capito, molte cose. Ho capito che sebbene Rodolfo non sapesse mangiare un kiwi secondo le regole del galateo, non sempre quello che è una regola regala un piacere alle persone.

Da allora non dico più a nessuno come mangiare il kiwi, anzi ogni tanto lo mangio come lo mangia Rodolfo.

Cara Principessa, adesso te stai pensando che sono pazzo, in effetti questo è un po’ vero. Ma questa storia te l’ho raccontata perché te stasera mi hai detto che non ti piace farti fotografare di profilo.

La tua immagine, la tua bellezza, la tua lucentezza, sono il mio kiwi in questo momento. Perché vuoi privarmi di sentire piacere? Magari sarai brutta di profilo, hai il naso che non ti piace e allora? Sono io che mi sporco le mani mangiando il kiwi mica te. Se non vuoi che mangio il kiwi provando piacere, toglilo dalla tavola dico io.

Penserai anche, che sono un maniaco o un mezzo serial killer per chiederti una posa un po’ specifica. Anche questo è vero in parte, ma nel caso specifico non mi serve per costruire un altare in cantina dove mettere al centro la tua foto. Comincia a preoccuparti se ti chiedo le ciocche dei tuoi capelli. Eh eh.

Stamani a Firenze su una spalletta dell’ Arno ho trovato una scritta e ho subito pensato a te. L’ho fotografata…”

 

Che una cosa inaspettata possa diventare quotidianetà! Ed è stato proprio cosi!

Che non mi piace farmi fotografare dal profilo è vero, ma alla fine l’ho fatto. Ma questa è un’altra storia che ve lo racconterò un’altra sera, adesso è tardi ed il nuovo libro di H. Murakami mi sta aspettando.

Buona notte!

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