Le storielle del principe

La storiella della mattina

Oggi la principessa sta male…non ha tanto da raccontare, si limita solo a leggere la storiella del principe:

Buongiorno Principessa,

Come hai dormito? Ti ho mai detto che sei bellissima? Se non te l’ho mai detto te lo dico adesso. Sei bellissima.

Come ti ho detto ieri mattina ho anche scoperto il taglio dei tuoi occhi, che ti rende lo sguardo molto dolce. Non parlo ancora degli occhi perché non si vedono bene in foto. Nella foto in cui sei tutta bella abbronzata al mare in effetti, però quelli vanno visti da vicino dal vero.

Con te mi sta succedendo una cosa strana, quando non ti sento mi manchi, ma tanto. Anche ieri quando sono uscito da lezione, la prima persona a cui ho pensato di chiamare sei stata te. Dovevo chiamare per il lavoro, e per altre cose, invece ho chiamato subito te. Non ho neanche esitato nel fare il numero. Forse è la tua dolcezza che mi fa attaccare a te,  ma te di questo non ti importa tanto vuoi la tua storiella mattutina. Certamente o mia signora eccoti servita:

In una vecchia soffitta in quartiere molto malandato del centro città abita un giovane vecchio o un vecchio giovane, non lo abbiamo mai capito veramente. La soffitta dà sulla piazza del mercato dove ogni giorno i mercanti vendono le loro merci, le signore comprano i loro alimenti con i bambini in grembo vestiti alla marinara o con i pagliaccetti a strisce bianche e rosse.

Il giovane vecchio sta attento a tutto questo dalla sua finestra. Ormai sono 5 giorni che non mangia niente di decente. Il fruttivendolo dell’angolo è buono, gli regala a fine giornata la frutta bacata, ma non si può vivere solo di quello.

Sente i gradini gemere per il peso della donna, uno stridere forte di sofferenza, sofferenza per i poveri gradini di legno, ormai consunti dal tempo, sofferenza per le povere ossa stanche della grassa donna, che ciondolante sale le scale.

Il giovane vecchio si rifugia sotto il letto, in metto ai giornali e alla polvere. Eccola, il mostro è arrivato, bussa forte alla porta, Vincent, Vincent, lui trema odia disgusta tutto. Dopo qualche altro minuto, i gradini soffrono ancora per il peso della grassa donna che ciondolando e urlando ridiscenda dalla soffitta.

Il giovane vecchio esce dalla sua tana, si siede in un angolo della stanza e fissa,  il resto della stanza. La fame gli fa vedere le cose in una nuova prospettiva, tutto si distorce, la testa comincia a turbinare, si sente svenire.

Che sia una crisi mistica di cui parlano tanto gli uomini giunti dall’oriente.  No, sono solo le allucinazioni della fame, lo obbliga a pensare il suo cervello razionale. Ma dopo qualche secondo la stufa posta sull’angolo, apre il suo sportello e comincia a parlare. Vincent, il giovane vecchio, è atterrito è diventato pazzo.

Ma la stufa gli dice:  – ho fame!  ho bisogno di mangiare anche io sai, mica solo te.
– Ma non ho niente neanche per me, cosa posso darti da mangiare, risponde Vincent.

Poi afferra la piccola sedia con il sedile impagliato e con un gesto repentino sta per scagliarla dentro la bocca vorace della stufa. Ma proprio nell’istante in cui sta per abbassare il braccio, lo sportello si chiude, la stufa e la sedia all’unisono gridano: – FERMATI!

– Mica vorrai farmi mangiare la mia migliore amica, disse la sedia trotterellando al centro della stanza.

– Eh sì Vincent noi siamo amici da lungo tempo sai, anzi siamo un po’ amanti. Nessuno ci ha mai scoperti perché siamo stati qui, in soffitta, sempre da soli. Ormai sono diversi mesi che dividiamo questa stanza con te, sei una brava persona, puoi capire.

Vincent è stupito, la sedia che parla e si muove, la stufa amante di una sedia, ma cosa mi sta succedendo pensa. Si mette nuovamente sull’angolo della stanza. La stufa allora dice:

– Esci vai a prendere un po’ di carbone per la strada, quello che cade dai carri, portalo a me e avrai un po’ di tè caldo. Sbigottito il giovane vecchio indossa la sua sciarpa e il suo basco e fa per uscire dalla porta, ma poi si ricorda che al piano di sotto c’è la grassa signora, pronta a pretendere da lui la pigione di 4 settimane.

Stolta donna, come pretendere una cosa da chi non l’ha? Valuta di calarsi dalla grondaia, ma la fame non aiuta la muscolatura a contrarsi. Allora che fare? Si rimette nel suo angolo e continua a vedere da quella strana prospettiva tutta la camera.

Guarda i due amanti ammutolito, poi esclama:
– Amici , io non posso saziare la vostra fame, non per adesso almeno. La donna è giù di sotto che mi aspetta. Dobbiamo pazientare tutti per riuscire ad ottenere quello che vogliamo. Io devo vivere con i morsi della fame, così come fai te amico stufa. Più tardi posso uscire e cercare di recuperare quello che chiedi, quando la donna sarà andata a dormire.

Nell’attesa, cari amici, posso regalarvi un immagine del vostro amore.
Così dicendo prese una tela da dietro il letto, e comincio a dipingere la storia d’amore della sedia e della stufa.

Io non so se sia andata veramente così questa storia, però quando vedo il quadro di Vincent Van Gogh la immagino così.

Bene carissima mi sono dilungato un po’ troppo adesso scappo a spedirti questa lettera così stamattina sarai un po’ più serena.

A presto

Bellissima.

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