Le storielle del principe

L’albero di fichi

Oggi mi sono nutrita solo di frutta, più precisamente di fichi. Ma quanto mi piaceranno? E’ uno dei miei frutti preferiti. Mi ricorda del mio caro nono, che nelle giornate di pioggia quando ero bloccata in casa, me li portava per mettermi di buon umore.

Però i migliori fichi che io abbia mai mangiato li ho trovati in un paesino di montagna vicino a Pisa. Raccolti con le mie mani da un albero meraviglioso vicino ad un antico cimitero.

Ogni tanti ci torno per ritrovare il vecchio albero e per nutrirmi dei suoi frutti succulenti e saporiti. Lui è sempre li e mi permette di toccare ed assaggiare i suoi frutti che sembrano di maturare in eterno. Grande e maestoso regna sulle colline e sugli uliveti ed in silenzio mi accoglie ogni volta con i suoi doni.
Caro albero meraviglioso, ci vediamo al prossimo viaggio!
Adesso vediamo cosa scrive il principe alla sua principessa, che ogni giorno aspetta impaziente le sue belle lettere.

Buongiorno principessa,

Ma te lo sai da quanto tempo ci conosciamo? Io non mi ricordo più come è iniziato il tutto. Mi ricordo che mi hai mandato la tua foto  e sono rimasto folgorato dalla tua bellezza. Poi nebbia, fino a quando mi sono ritrovato a parlare con te al telefono a tutte le ore del giorno.

Bella questa cosa, a me piace e a te?

Eccoti la tua storia:

Questa storia la lessi da bambino, ogni tanto me la rimugino tra me e me, ma non l’ho mai raccontata a nessuno. Adesso sei te il mio pubblico, voglio farti questo dono:

Omar è seduto sulla porta di casa, il vento del deserto è già spirato da un pezzo. L’aria calda e secca impedisce di fare qualunque cosa, anche le mosce del vicolo sembrano soffrire il caldo. Sono posate sulla scalinata di Amid, il dirimpettaio di Omar.

La casa di Omar è modesta, una piccola stanza che funge da cucina, al piano di sopra un giaciglio, su cui la sera Omar si addormenta. Sul retro della casa c’è un piccolo fazzoletto di terra, al centro è piantato un albero di fichi.

Omar è orgoglioso di questo albero, ha più di 10 anni, ha sempre fatto tanti frutti, succulenti e grossi. Però è anche fonte di preoccupazione, infatti spesso i bambini dei vicoli, fanno razia dei frutti dell’albero, facendo restare Omar senza sussistenza.

Un’ombra si allunga sul vicolo, sembra che qualcosa sta succedendo, le mosche cominciano a danzare nell’ aria, come se fossero cani che fanno le feste ad un ospite. Anche la calura del pomeriggio sembra riverire l’ospite,  piegandosi per far passare il fresco ed il vento.

Lo straniero giunto davanti a Omar esclama:

– Vecchio, sono assetato! Non bevo da ieri sera, rifocillami.

Omar solleva lo sguardo. Gli occhi color oro del vecchio incrociano gli occhi neri e profondi dello straniero. Tutto si è fermato, tutto il mondo, tutto l’universo ruota intorno a quello sguardo. Omar sollevatosi infermo sulle gambe, fa cenno allo straniero di entrare. Da una sacca appesa al muro fa uscire un liquido color miele e dopo averlo versato in una tazza, lo porge allo straniero.

Dopo essersi rifocillato e bevuto più volte il tè offerto dal vecchio, lo straniero dice:

– Bravo vecchio, sei generoso, non hai niente e lo stesso hai voluto aiutarmi, ti ricompenserò per questo, dimmi tre desideri.

Omar ci pensa su un po’ e poi dice:

– Molti uomini al mio posto ti avrebbero chiesto la felicità vacua data dalla giovinezza, dal possedere, e dal non essere. Io ti chiedo tre semplici cose: Vedi il mio albero? E’ spesso oggetto di razzie da parte dei bambini dei vicoli.

Voglio che chi prova a prendere un frutto rimanga lì fino a quando io non dica “Puoi andare”.

– E sia vecchio- esclamò lo straniero

– Io sono vecchio e non mi viene più a far visita nessuno, vorrei che quelle poche volte il mio ospite rimanga seduto su quella sedia a parlare  con me finché non dico “Va bene puoi andare”.

– E sia vecchio – ribadì lo straniero.

– L’ultimo dei miei desideri è meschino. Ma sono vecchio e lo voglio lo stesso. Ho giocato a scacchi tanti anni, con tante persone, raramente ho vinto le partite, voglio diventare il bravo a giocare a scacchi, così da non perdere quasi mai.

– E sia vecchio – disse lo straniero andandosene.

Passarono dei mesi, e la vita di Omar non era cambiata, il suo fico cominciava a fare i primi frutti, e le preoccupazioni di Omar questa volta erano molto meno, sapendo di poter contare su questo suo nuovo potere. Una mattina, appena sceso al piano di sotto Omar trovò una sgradita sorpresa in casa ad attenderlo. Trovò una bieca figura al centro della stanza, la riconobbe subito: La morte.

– Buongiorno Omar, sai chi sono vero?

– Si – rispose Omar

– Devo portarti con me, sono venuta a prenderti

– Certamente signora morte, ma avete fatto tanta strada per venire da me, sarete stanca, riposatevi un attimo, lì su quella sedia. Giusto il tempo di parlare un po’ e poi andiamo.

Dopo qualche ora, la morte voleva andare, ma non riusciva proprio ad alzarsi dalla sedia, faceva sforzi incredibili, ma niente c’era qualcosa che la tratteneva.

Omar disse allora:

– Signora morte, visto che è così piacevole parlare con me, perché non continua a fare le sue visite e noi ci rivediamo tra 5 anni?

Intuendo che l’unico modo per andare via era di accettare il patto, la morte annuì, e Omar disse dentro di se, “Va bene puoi andare”.

Così la morte andò via, e la vita di Omar riprese il suo corso, tra il caldo e le mosche.

Passarono 5 anni, e la morte si ripresentò in un pomeriggio torrido, era così caldo che sembrava che anche i muri sudassero.

– Omar dobbiamo andare, questa volta non devo riposare, andiamo via subito.

– Certamente signora morte, disse Omar, io prendo una tunica pulita per il viaggio. Per favore mi prende un fico dal giardino, così ho il ricordo del mio albero?

La morte acconsentì e rimase bloccata con la mano sul fico. Anche questa volta ci fù uno scambio tra la morte e altri 5 anni di vita per Omar.

Dopo 5 anni, la morte si presentò di notte, con il fresco in una sera limpida con la luna piena alta nel cielo.    – Omar andiamo adesso, non voglio riposare e non ti prenderò nulla.

– Certamente signora morte, vengo con lei, però vorrei sapere fin dall’ inizio se è vero che è così intelligente come tutti dicono. Io in  occasioni sono riuscito a raggirarla.

Inorgoglita la morte disse:

– Certamente che sono intelligente, come vuoi che te lo dimostri.

– Giochiamo a scacchi,  rispose prontamente Omar, se vince lei io verrò con lei, altrimenti mi lasci qui per altri 5 anni.

Si iniziò la partita, e dopo un po’ la morte andò via anche questa volta senza Omar.

Non ho più saputo cosa è successo ad Omar ed alla sua amica morte. C’è chi dice che Omar seguì la sua amica perché si era stufato di vivere, altri che Omar è ancora lì a mangiare i frutti del suo giardino, e ogni tanto lo vedono in compagnia della morte. Con tutti questi incontri saranno diventati amici.

Cara principessa, sinceramente io non lo so, com’è finita la storia. Però spero che ti sia piaciuta.

Un bacione

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