Le storielle del principe

L’uomo delle stelle

Giornate di nebbia tra un lago e l’altro, fra una città e l’ altra con musica di violino, alla guida della mia macchina. Malinconia e spienseratezza nello stesso tempo, com’è bello l’inverno!

Scomoda nebbia fra acque silenziose
Il tempo tace
Quanto silenzio nella mia mente

Mi leggo la lettera pensando a quanto era bella lei:

Edie Sedgwick by Warhol

 Buongiorno principessa,

Oggi non ti faccio nessuna premessa, ti do un bacio e inizio la storia:

 

L’uomo delle stelle

Bepo è un uomo semplice, ama stare la domenica sulla riva  con un filo d’erba in bocca a vedere scorrere il fiume. Così placidamente. Bebo ha un lavoro, nella fabbrica fuori il paese. Ogni giorno alle 6.00 con la sua bicicletta attraversa tutto il paese, saluta Giani il fornaio e puntuale arriva al lavoro. La domenica và al fiume a pescare oppure va ad aiutare Toni a far legna. Una vita semplice, scandita dal ritmo delle stagioni.

Ehi Bepo, stasera c’è la sagra del tortello, vieni anche te dai, ci divertiamo. Esclama Toni, dall’ unico bar nella piazza del paese.

Un po’ perplesso Bepo, decide di accettare. Non è mai stato ad una festa, non sa neanche cosa sia una sagra.

Quella sera, appena entra alla sagra, un odore di tortelli fatti in molti modi, col burro fuso, con la salsiccia, con la panna lo assale. Gli amici lo invitano a stare al tavolo col vino. In questo turbinio di odori colori, la banda comincia a suonare, la polka, le canzoni da balera.

Eccola, la più bella e meravigliosa creatura dell’universo, Serena.

Ece da un tendone, passa tra i tavoli sorridendo a qualcuno all’infinito, guarda tutti ma non vede nessuno. Stasera è bellissima, ha uno scialle nero fatto all’ uncinetto   degli orecchini da zingara che le illuminano il volto e la chioma fluente con un ciuffo ribelle sul viso, che lei incidendo tra i tavoli aritmicamente scosta, come se avesse un che di timidezza che vuole scacciare dal visto.

Bepo la guarda ammaliato, lei è vicina a lui passa va oltre, rimane solo il suo profumo. Nell’istante in cui le sue nari si dilatano per assorbire fino all’ultimo quell’essenza, un dolore forte e prorompente lo riporta alla realtà. E’ il Gianni che con una manata sulla spalla destra gli sta dicendo qualcosa:

Allora Bepo, te piace la gnara, va de corsa e portala a ballare che c’è la Marzurka

(Bepo, ti piace la ragazza, vai e invitala a ballare)

Coraggio taste un sorso de neger e val a catta

(Dai, bevi un po’ di vino rosso e vai)

Bepo fa. Non ha mai avuto il coraggio di andare dalla Serena, ma il vino e i tortelli fanno un buon effetto.

Serena guarda il Bebo e con fare civettuolo dice:

– Oh bell’omino me so la Serena, me deve far diverte sul la pista. Lo prende per mano e lo porta sulla pista da ballo.

Bepò non sa neanche come si scrive Marzurka, figuriamoci se la sa ballare. Infatti il risultato è ironico, ma il coraggio e la sbadataggine insieme creano quella giusta alchimia, che Serena, lo prende con se e vanno a parlare sulla sponda del fiume, appena dietro le cucine della sagra.

Chiacchiera e richiacchiera dei tempi in cui erano bimbi, del Fausto che era il moroso della Serena, e poi è andato a vivere in città e adesso ha un negozio di pelletteria.

Bepo non sa come si fa ne ha solo sentito parlare, prende per le spalle in maniera non proprio romantica la Serena e prova a baciarla.

Le con una mossa felina repentina sfugge alla presa, comincia a ridere e guardandolo fisso negli occhi gli dice:

–  Sei tanto carino, ma se vuoi Serena, devi dargli le stelle. Poi si alza si rimette a posto lo scialle e si incammina verso la festa.

Bepo rimane lì a pensare a tutto quello che è successo. Si alza prende la bicicletta e và via.

Passano i giorni e tutti gli amici continuano a chiedergli della Serena, ma lui non ne parla. Poi una sera, va a casa di Serena, la chiama, la convince a scendere di sotto e gli dice:

–  Volevi le stelle eccole: E tira fuori una scatolina trasparente con dentro tre lucciole.

Ad un gesto così romantico, Serena non può far altro che concedergli un bacio, però gli dice prima di congedarsi, non sono queste le stelle che volevo. Prende la scatola e va via.

Dopo qualche altro giorno, la scena si ripete, Bepo chiama la Serena e gli mostra dei frammenti di quarzo che con il sole della mattina scintillano come stelle.

Altro bacio, ma la Serena vuole un altro tipo di stelle.

Altri giorni passano, poi un giorno si vede per la spalletta del fiume all’imbrunire  con la nebbia che distorce le ombre e copre le figure, uno strano figuro che avanza su due ruote ma che emette dei rumori simili a tanti calici che tintinnano ad un festoso brindisi.

E’ Bepo, ha rubato dalla fabbrica dove lavora un lampadario di cristallo. Un bellissimo lampadario di cristallo, un lampadario enorme, con tanti cristalli che quando sono illuminati creano mille stelle di luce in tutte le direzioni.

Affannato e scosso per il furto e la fuga veloce, arriva dalla Serena, la quale esclama:

–  Finalmente hai capito cosa voglio. Lo fa entrare in casa.

A questo punto io farei finire la storia qui.

Avevo immaginato come finale che il povero Bepo veniva arrestato per il furto del lampadario, ma vorrei che questa volta il finale lo immaginassi te.

Sei una bellissima principessa.

E io oggi ho fatto finta di niente quando mi hai detto che tutti ti hanno fatto i complimenti, ma sono un po’ geloso sai.

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