Le storielle del principe

Le scarpe rosse

Buongiorno Principessa,
Questa è la storiella di oggi.

 

Al mercato fa freddo la mattina, l’aria è pungente, anche in estate. Ma Giulia deve andarci ogni giorno fino al sabato. Bella e dannata, giovane e al tempo stesso vissuta. Lei che passava da un uomo all’altro, che pensava che grazie alla sua bellezza poteva avere tutto. Tanti si sono inginocchiati ai suoi piedi. Tanti l’hanno amata senza niente in cambio.

Un giorno tutto cambiò. Stava passeggiando per la strada. Sul ponte sopra il fiume un ricciolo di vento la scompigliò e la fece voltare. Fù allora che vide le scarpe rosse nella vetrina.

Bellissime, con il tacco alto e una fibbia sulla punta con un ricamo sul calcagno.

Paintings by Inna Panasenko

Photo collega by me

Non ci pensò un attimo entrò nel negozio e le comprò.

La sera stessa, le sfoggiava per le vie del centro, lei statuaria con le scarpe rosse e la gonna fino al ginocchio che le metteva in risalto i polpacci. Tutti si giravano. Lei faceva finta di niente, ma si divertiva a cercare lo sguardo ammirato degli uomini, lo sguardo disgustato delle donne piene di invidia per non essere loro oggetto di desiderio.

All’incrocio della vasta, al semaforo stava aspettando il verde. Passò lui con la sua moto, tutta nera e cromata. Si ferma, si guardano, lei si perde nei suoi occhi. Sale, ha un buon odore, tra la pelle della giacca e il profumo un misto di odori da capogiro.

Parte, il faro illumina la strada che si fa sempre più buia, man mano che lasciano la città alle spalle.

Poi lui si ferma e le chiede dove vuole andare. “Portami a far l’amore, voglio cadere per volare.”

Lui la solleva in braccio, la testa sull’omero  fanno qualche metro e si trovano davanti a un laghetto.

Si spogliano entro in acqua e fanno l’amore. Tutto sfugge, niente ha contorni soltanto il profumo dell’uomo la tiene ancorata alla realtà.

Dopo aver fatto l’amore lui l’ha riaccompagnò nello stesso incrocio di dove l’aveva trovata.

Non si dissero nulla, e lui partì. Da quel momento lei si sentì libera di tutto, della sua bellezza, della sua alterigia. Si spogliò dei suoi abiti e cominciò a girare il mondo, portava con se sempre una matita e un blocco da disegno.

Disegnava strade, paesaggi, treni, persone, amanti e palazzi. Non sfuggiva più beffardamente lo sguardo delle donne, anzi lo cercava per poterlo immortalare sul suo blocco.

Non si fermava mai più di un mese nello stesso posto, la sua bellezza stranamente resisteva, malgrado le cure inesistenti. Un giorno però per caso, in una lontana città delle Americhe lo rincontrò. Era invecchiato, ma riconobbe il suo ciuffo ribelle sull’occhio sinistro.

Un caso del genere poteva succedere solo nelle fiabe, o per merito di qualche fantasioso scrittore. Eppure era lì, davanti a lei che comprava un panino per la strada. Si guardarono, ma lui non la riconobbe o fece finta di non riconoscerla.

Senza indugi, lei lo brandì, e gli parlò di quello che era successo, di come quella notte di inizio estate tutto era cambiato nella sua vita. Ma lui non fece caso a tutto questo, disse soltanto che il suo compito era finito. E che aveva altro da fare.

Non posso più restare in questo mondo, “devo ritornare al mio mondo”, pensò.

Ma il tempo e gli anni avevano mutato il carattere. Non riusciva più suo malgrado a conquistare gli uomini con uno sguardo, con un movimento. Il tempo passava e doveva pur sfamarsi. Ormai aveva anche smesso di vendere i suoi disegni. Trovò un lavoro al mercato. Un lavoro duro, però a fine giornata aveva di che vivere.

Adesso erano già passate quattro ore, dall’inizio della giornata. E il suo pensiero andava alle scarpette rosse col tacco aguzzo viste nel negozio all’angolo sotto i portici.

Principessa, per volare bisogna cadere.

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