Le storielle del principe

La telefonata

Buonasera Principessa,

Ciao principessa, oggi sono stato un po’ impegnato e non ho avuto l’ispirazione per scriverti la storia. Adesso invece che sono un po’ più tranquillo ti scrivo la storiella.

La telefonata

I binari del treno scorrevano veloci sotto il mio sedile. Dal finestrino per una strana illusione ottica vedevo sempre i filari dei boschi di traverso rispetto al cammino del treno. Lo so che è un’illusione, ma ogni volta mi domando come hanno fatto a piantare gli alberi non perpendicolarmente ai binari.

Nello scompartimento c’è una donna di circa 60 anni, un bel viso, è seduta davanti a me. Legge un libro, penso di preghiere. Accanto a lei, poco distante c’è un signore con i baffi e il cappello. Ha l’aria di essere un po’ tonto, però credo che sia una brava persona.

Guardo l’orologio, ancora due ore e 47 minuti. In questi postriboli il tempo sembra non passare mai. Il rumore del treno non mi mette di buon umore per far conversazione.

Mi sono già cambiato. Ho messo su una t-shirt e una felpa. Li uso per i viaggi in treno. Così non sporco gli altri vestiti. Vabbè dai prendo il libro che sto leggendo da un mese. Lo apro, cerco la concentrazione, ma non ho voglia di leggere.

Avrei voglia di camminare. Poso il libro, vado al vagone ristorante, prendo un caffè orrendo. Sa di bruciato. Sembra fatto con acqua stantia.

Osservo due fidanzati adolescenti che si baciano. Non staccano la bocca l’uno dall’ altro.

Penso che anche a me piacerebbe fare lo stesso con la mia fidanzata. Da tanto tempo non lo facciamo più di stare per ore a baciarci. Ormai dobbiamo uscire con gli amici, andare in quel nuovo negozio, sistemare qualcosa in casa.

Sono anche stanco di questa vita, per fortuna che per adesso vivo da solo. I fidanzati sono ancora appiccicati, sono teneri e disgustosi allo stesso tempo.

Un po’ invidioso e un po’ sdegnato torno al mio sedile. Adesso prendo il libro, leggo le righe, scorro le pagine, ma non mi ricordo niente di quello che leggo, le frasi scorrono veloci come i binari sotto di me. Guardo l’ora, manca circa 45 minuti alla mia stazione. Penso 45 minuti non sono tanti, ma sono troppi per cominciare a prepararmi. Allora ecco il mio solito rito.

Poso il libro nella valigia. Aspetto un po’. Adesso vado in bagno. Mi rinfresco il viso e le mani.

Ok altri 25 minuti e sono pronto.

20 minuti. Posso cambiarmi.

Vado nuovamente in bagno. Questa volta con una sorta di paura di essere in ritardo, che il treno arrivi prima? E io sono ancora in bagno? Dentro di me però so che non corro nessun pericolo. Mi cambio. Adesso ho la camicia, la cravatta, la giacca. Sto meglio.

10 minuti ci siamo.

Arrivato.

Scendo di corsa come se dovessi scappare da qualcuno, con la valigia fendo la folla dei marciapiedi. Cammino con aria sicura, incazzata chissà per cosa poi.

Eccola la cabina telefonica, entro inserisco una moneta faccio il numero:

– Amore, ciao sono arrivato. Mi vieni a prendere te o prendo un taxi?

Come al solito prendo il taxi da solo. Ancora un altro week end a casa della mia ragazza.

Domenica si ricomincia il rito.

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