Le storielle del principe

Km di distanza, di vita

Buongiorno Principessa,

Eccoti la storiella del mattino:

Le curve scivolavano leggere sotto le ruote dell’auto sportiva. Il nastro d’asfalto dell’autostrada scorreva veloce. Una leggera pioggia toglieva giusto quel gusto a rilassarsi e a superare i limiti.

Stavo correndo per raggiungere la mia ragazza. La strada è lunga, devo trovare un modo per non annoiarmi, per non addormentarmi. Comincio a calcolare il tempo che mi separa da lei. A questa velocità di vogliono ancora due ore.

Devo correre, voglio andare più veloce.  Poi faccio un altro calcolo,  se diminuisco la velocità di 50 Km/h impiego mezz’ora in più. Buffa questa proporzione. Il nastro d’asfalto scorre veloce, le curve fuggono via come ladri nella notte. La radio trasmette solo programmi demenziali. Una galleria, una curva la sbandata.

Per fortuna che non ci sono macchine di notte, ho preso solo un brutto spavento. Sto tremando, meglio che mi fermi.

Ecco quella piazzola fa al caso mio. Le mani sul volante, il motore accesso che ruggisce, vuole mordere la strada. Non lo biasimo è nato per quello, ha solo quello come scopo nella sua vita.

Davanti a me una montagna. Dietro quella montagna c’è lei. Mi aspetta dormendo come ogni week end. Ripenso alla simmetria del tempo e della velocità.

Tutta la mia vita corre, io corro, vado vado sempre, anche quando cammino devo andare più veloce, non importa dove.

Se arrivo con mezz’ora in più non succede niente. Lei mi aspetta lo stesso dormendo. Posso svegliarla dolcemente con una carezza dirle che l’amo. Posso.

Riparto, questa volta la velocità è moderata, la strada scorre lo stesso sotto le ruote, le curve sfuggono lo stesso alla volta. Mentre vado, il desiderio di correre mi assale.

Tutto mi sembra monotono, non sento il rischio. Si, il rischio, ecco cosa voglio nella vita. Ecco perché ho scelto di lavorare a 300 Km di distanza, per rischiare tutto me stesso. Vincere o perdere non importa, bisogna vivere.

Accelero nuovamente, la macchina prontamente mi schiaccia al sedile e comincia la sua fuga verso la notte. Sorpasso un camion che sonnecchiando arranca su una salita.

Ecco i cartelli,  68 Km e sono arrivato. Non vedo più niente, non vedo lei non vedo il lavoro, vedo la strada e un uomo che cerca in maniera puerile di superare i suoi limiti.

Sono a casa, tutto come sempre. Niente di diverso, questa precisione di vita mi dà una certa sicurezza. Mi dà la forza e lo sdegno per andare avanti a cercare di fare della mia vita qualcosa di interessante.

Entro in camera, lei dorme con una gamba fuori dal piumone. La sottoveste nera col pizzo rende la situazione molto eccitante. Mi spoglio eccitato, ho la foga animale di possederla, di farla mia. Mi sdraio accanto a lei, raccolgo la sua testa riccioluta tra le mie braccia, accarezzo il suo corpo, è splendida. Lei si gira dal lato opposto al mio. Si rannicchia in posizione fetale e continua il suo sonno. Non mi và di disturbarla, malgrado il desiderio.

Spengo la luce e mi chiedo perché devo ogni settimana correre da lei per avere questo.

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