Pensieri

Il cammino

Ogni mattina il ragazzo di colore raccoglieva le foglie ingiallite davanti all’albergo, una ad una su tutto il marciapede. Mi sono fermata a guardarlo, era sereno e concentrato sul  suo lavoro. Man mano tutto intorno si trasformava, sembrava che non fossimo davanti alla stazione di Brescia, ma in una bella citta’ di mare in vacanza. Io come al solito tutte le mattine,  li passo accanto e lo guardo, ha gli occhi di una brava persona.
Proseguo, 100 m più avanti ci sono le zingare che ogni giorno passegiano lungo la strada ed anche dentro la stazione con i loro bambini piccoli appena nati, chiedendo l’elemosina. Cammino ancora sollevata di averle superate, mi è capitata tante volte di essere stata insultata o inseguita. Chissà perché non ho un buon rapporto con le donne zingare…
Dall’altro lato arriva una ragazza con la pelle scura come la terra bagnata dalla pioggia. Attira la mia attenzione, perché è un mondo di colori, vestita con un un abito rosa e sandali colorati quasi come i miei.🙂 chissa’ cosa ha pensato mentre siamo passate una accanto all’ altra? L’ho vista sorridendo.

Nell’angolo di via Dante, c’è la signora dell’edicola che ora se ci penso mi è anche simpatica, ma al inizio mi sembrava una vecchia pazza che raccoglieva dentro al suo chiosco mazzi di riviste e giornali affollatamente messi uno sopra l’altro senza nessuna regola. Ora la guardo mentre legge il giornale con un sorriso tranquillo circondata da centinaia di libri, giornali, giochi e riviste. Mi e’ stato detto che lei da sola, e’ riuscita a far allontanare dei ladri e non farsi rapinare. Bella tosta la vecchiotta! 

Proseguo ancora sulla via Corsetto di Sant’ Agata. Sorseggiando il caffè, c’è la signora bionda, ancora una  bella donna per essere una sessantenne, con le sue labbra rosse mi guarda attentamente e sorride, come tutte le mattine.
Appena giro l’angolo, davanti alla chiesa del vicolo S. Faustino, sento una musica soave, sembra che venisse dai sogni. Guardo le torri della chiesa e solo per un attimo chiudo gli occhi. Mi ricordo una piccola fotografia bianco e nero di F. Liszt, che avevo scoperto quando ero piccola nei cassetti di casa mia. La musica sembra propio quella di  Liszt, “Sogni d’amore”, ma sono solo le 9 di mattino. Sono curiosa, chi mai potesse suonare il piano cosi presto, riempiendo i cuori dei passanti di pace e malinconia. Guardo la gente che cammina veloce, ma nessuno sembra emozionato, nessuno si gira per vedere da dove arriva quella meravigliosa melodia. La mia giornata è appena iniziata, mi sento serena e proseguo. 
Adesso sono le due, il mio treno sempre con un ritardo di 5 minuti ferma e io scendo per tornare a casa. Cammino veloce, perché non mi piacciono le facce che vedo ogni giorno sulle panchine davanti alla stazione. Ho sentito anche la parola “rapina” mentre passavo, è vero in un italiano parlato con accento straniero e mi sono ricordato subito della mia amica che qualche giorno fa è stata derubata e picchiata proprio nel centro della città. 
Appena dieci metri dalla stazione mi tranquillizzo. Sorrido al vecchio  con il capello, che aspetta tutti i giorni davanti alla stazione,  sempre vestito di bianco. A volte aspetta in  piedi, a volte sta seduto e guarda ogni passante con rasserenamento. Chissà che cosa aspetta, o chi? Qual’e’ la sua storia? Mi chiedo se sta li tutti i giorni perché si sente solo oppure e’ una vecchia abitudine per chiacchierare con vecchi amici che ora non ci sono più? 
Sono arrivata alla macchina, fa cosi caldo, il sedile brucia, apro la radio metto in moto e mi sbrigo. Finalmente sono a casa e posso abbracciare chi mi è più caro al mondo.
Mi sento felice…per un attimo. Il cammino è ancora lungo.

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