Pensieri

Comunicazione, collaborazione, comunità. E poi coabitare, coscrivere, co-working, co- design, co- creation, co- branding, co… co… co…

Ho iniziato questo articolo pensando alla città. Ora che vivo in un piccolo paesino sul lago, la città mi manca.  Sono arrivata a dare al mio post un titolo differente, forse perché per me la città rappresenta anche il miglior ambiente per sviluppare rapporti e collaborazioni. Insomma, la città offre più opportunità, la gente è più aperta ed io mi sento al mio agio nella giungla metropolitana”.

C’e’ chi trova la sua pace e la sua ispirazione in natura e c’e’ chi in mezzo alla folla cittadina si sente se stesso. Io faccio parte della seconda categoria di persone, che ama i rumori della grande metropoli, che non può’ fare a meno delle strade senza fine, delle vetrine, dei rumori ed i colori della città.

E viva la città!

Ma si parla più spesso ultimamente delle malattie sociali della città.

Ho sentito parlare del “social jetlag”, la malattia del nostro secolo, tipica  della società contemporanea. Tutto colpa di troppi impegni, della mancanza di riposo, delle poche ore di sonno che possono creare serie malattie sia fisiche che psicologiche.

Ma questa malattia non e’ tipica solo della città, ultimamente ci si è sempre più  impegnati indipendentemente da dove si vive, fra lavoro, figli, traffico, supermercati, uffici; e poi spendiamo anche troppo tempo per stare davanti al computer, al telefonino. Ormai siamo connessi non stop, in traffico, al supermercato, mentre camminiamo.  Abbiamo sempre bisogno di essere in contatto continuamente, condividere per forza qualcosa, ma tanta di questa comunicazione non ha sostanza. Diamo tanta di quella importanza solo alle cose che vengano condivise pubblicamente e non rimaniamo mai in silenzio per guardarci veramente dentro noi stessi.

Il paradosso è secondo me, che siamo staccati da quello che ci circonda ma sempre connessi. A cosa?

Siamo sempre di più connessi uno all’altro ma in maniera virtuale, non interagiamo guardandoci in faccia, sentendo gli odori, la voce, i gesti. Questo ci porta secondo me a perdere delle qualità  che abbiamo e che in questo modo seppelliamo.  Qualità  umane essenziali  legate anche al subconscio collettivo. Ma su questo argomento non apriamo nessuna parentesi ora, magari un’altra volta.

Alcuni diranno che acquisiamo altre competenze che in questo momento sono richieste, e più adatte al mondo in quale viviamo. Sono d’accordo, ma quante di queste competenze veramente ci servono, portano un plus a noi e alla società’?

Ma anche questo e’ un’altro discorso.

Credo che il modo in quale viviamo ultimamente ci stanca sia al livello fisico che mentale, non abbiamo più  tempo per rilassarci, per meditare, per leggere o per fare esercizio fisico, per andare al teatro o all’opera, per occuparci di noi stessi insomma.
Di noi stessi, ma anche di quelli che ci stanno accanto.
Ormai si comunica quasi solo in via telematica, (le pratiche si fanno solo online, eliminando cosi i sportelli, che è solo un bene), ma  anche con gli amici e con la famiglia tutto avviene solo online oppure tramite sms.

L’altro giorno ero ad una gara sportiva e noi donne ce ne siamo approfittate ad un certo punto del sole e del bel tempo sedendoci fuori sul prato. Guardandomi intorno vedo tutte con gli smartphone e le tavolette in mano assorbite a scrivere, leggere oppure a guardare chissà che stronzata pubblicata su Facebook.

Hai visto che ti ho scritto? dice una delle donne.

A si? risponde l’altra sbottonando veloce il suo cell.

E poi silenzio. Dopo qualche minuto si sente: – Ti ho risposto!

Pensavo che parlassero di chissà quale segreto di stato, invece stavano solo parlando di cose banali che si potevano anche condividere in una discussione di gruppo, coinvolgendo tutti quelli presenti.

Si parla più  spesso di disadattamento sociale, troppi impegni quotidiani che alla fine ci portano ad interagire con più difficoltà con gli altri, ad essere stanchi, irritati, ad essere meno simpatici, empatici.

La soluzione? Per me sta nel prefisso “co”.  Co-interessamento reale per noi stessi e per gli altri.

Quindi iniziamo a fare più sport, a mangiare poco ma buono, passeggiare, andare al teatro, interagire con gli altri per scoprire altre identità, altre facce di questo bel mondo; siamo noi che creiamo la società, quindi abbiamo cura di noi stessi! E di quelli che ci stanno accanto!

Iniziamo a trasmettere e condividere al mondo quello che siamo e ci interessa veramente.

E sopratutto focalizziamoci  nel nostro piccolo su cose concrete  vere, non perdendoci in un mondo tutto virtuale e senza contenuto vero, perché  sollo la collaborazione, lo scambio, le reti che creiamo ci portano a crescere, sviluppare, scoprire nuove idee.

Comunicazione, collaborazione, comunità. E poi coabitare, coscrivere, co-working, co.design, co.creation, co-branding, co… co… co…

Voi ne sapete altre? Quali sono le parole che danno una definizione del vostro modo di interagire con gli altri in una giornata tipo?  Via libera ai commenti.

PS: E se non ne sapete altre, potete guardare anche nel dizionario, già è un buon segno solo l’interessamento.🙂

Penso di ritornarci su questo argomento, perché ho trovato idee interessanti su come collaborare, condividere con gli altri nella vita di tutti i giorni ma anche nel lavoro.

One thought on “Comunicazione, collaborazione, comunità. E poi coabitare, coscrivere, co-working, co- design, co- creation, co- branding, co… co… co…

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