Di ogni giorno

Quel Natale…

Sono le 8.05 della vigilia di Natale e sono sola nella mia cucina di questo piccolo appartamento. Bevo il caffè e cucino biscotti alla cannella. Semplicemente tranquilla come non sono mai stata da un bel pò e per la prima volta dopo settimane la testa ha smesso di farmi male, la pressione che sentivo nelle tempie è svanita. Accendo JazzRadio e Beegie Adair con  “Where Is Your Heart” mi fa entrare pian piano nell’atmosfera natalizia.

Gli uomini biscotatti che odorano di Canella e zaferano sono sparsi in tutta la cucina, incollati al piano di lavoro, sulla teglia ed alcuni si gonfiano lentamente nel forno. Le mie mano odorano di dolce speziato e faccio due passi valsando mentre la mia mente vuole ricordare quel Natale.
image

Quel Natale ero uscita per farmi una passeggiata, mentre la mia madre cucinava i biscotti natalizi. Non avevo voglia di aiutarla, come sempre. Ho sempre un pazzi dediderio di uscire e camminare, per me è essenziale camminare all’aria aperta per schiarirmi i pensieri e trovare l’ispirazione. Sta nevicando, a Natale nevica sempre, se no che Natale è. Non ricordo un Natale senza neve nella mia città.

Quella sera avevo indosato un paio di jeans attilatissimi presi in prestito dalla mia amica del 4 piano. La camicia larga del mio papa mi fa sentire sexy, in un modo mai provato prima. I vestiti che mi regsla la mia madre sono troppo femminili, non mi sento al mio aggio con tutti quei colori solari, cosi come lei. A me piace il bianco ed il nero, ma di più il nero che mi da energia e mi fa sentire protetta in qualche modo.

Mi sento estremamente libera camminando cosi sulla neve fresca che scricchiola sotto i miei piedi e sto cercando di camminare seguendo le note di una canzone che ritma con il rumore dei miei passi. La mia camminata un po’ maschile (come mi dicono tutti), mi da la sensazione di felicità.  Questa euforia sarà dovuta anche ai fiochi di neve che sento sciogliersi sulle mie ciglie e sulle labbra rosse. Non esco mai di casa senza trucco e senza il mio rosetto rosso burgundy.

Mi piaccio così in quel momento,  chiusa nel mio mondo vagando libera per la città.  Un giorno, un signore di mezza età mentre ero con gli amici al bar mi disse: non so se è la colpa del rosetto o i tuoi denti sono estremamente bianchi. La tua bocca verniciata di rosso è bellissima.  Era un pittore e io in quel momemto ho sentito il bisogno di esseere dipinta dalla sua mano e dal suo pennello. ..ma mi sono limitata a sorridere.  Con il mio fidanzato accanto non era certo un bel momento e non volevo farlo di nuovo ingelosire. Andava sempre su tutte le furie, anche solo se osavo di uscire prima di lui dalla porta del ristorante.

Non mi sono mai sentita bella ma sapevo di essere diversa, non comune e questo mi faceva sentire abbastanza carina. Non ho mai fatto affidamento sul mio fisico,  sapevo di avere dei bei occhi, un bel sedere ma in sostanza non mi sentivo sexi… e poi mi vestivo in maniera un po’ maschile, di sicuro i maschi non andavano matti.  Le anfibie non mancavano mai dal mio guardaroba e fra l’altro mi piaceva rubare i pullover dei mie fratelli o  le camicie del mio padre, come ora.

Ci sono meno 10 gradi fuori e ho addosso solo la una camicia ed i jeans strettissimi della mia amica che mi esaltano il sedere. Avevo tanta voglia di uscire quella sera pensando a lui. Con quei occhi neri ed i capelli ricci e lunghi e con un inizio di pizzetto appena visibile. Mi ricordava dei giovani principi guerrieri delle vecchie storie di Mille e una notti.

So che lui non pensa a me in questo momento. Perché dovrebbe?  Siamo stati a chiacchierare insieme qualche volta fino a tarda notte e lui mi raccontava sempre di lei. Tenendomi fra le sue braccia per riscaldarmi, ma nella sua mente c’era lei. Mi raccontò di quella sera quando li aveva chiesto di rimanete a dormire da lei, promettendoli che non sarebbe successo nulla se lei non voleva. Che desiderava che stessero nudi nello stesso letto con una rosa fra di loro, guardandosi negli occhi. 

E lì che il mio cuore è iniziato a tremare, lo sentivo battere forte,  le mani iniziarono a sudarmi e sentii un dolore piacevole sotto l’ombelico.  Pensai che quella ragazza dagli occhi verdi e capelli rossi doveva essere tanto stupida. Lo baciai sulla bocca poco dopo. Non volevo che lui si scordasse di lei, avrei solo voluto che lui se ne accorgesse di me in quel istante.  Avevo bisogno di sentirlo con me li mentre ascoltavamo Wonderful tonight di Eric Clapton. Perché seduta li cosi ad ascoltarlo, sul sedile posteriore della sua macchina davanti al liceo che frequentavo, mi sentivo bellissima. Bellissima anche perché lui mi aveva svelato una cosa cosi intima senza avere paura della sua debolezza ed era incredibilmente romantico. Che cosa strana, lui mi parla di un’altra donna ma non mi disturba, mi sento speciale perché lui si apre con me senza paure.

Anche ora con questa camicetta sbottonata fino a lasciar intravedere la curva del mio piccolo seno e pensando a lui mi sento bella.
9730cd3fe4a08e421921f869a95b6629
Volevo solo vederlo questa sera e farli gli auguri. E che modo migliore era di cercarlo se non nel bar più frequentato dai rockettari della città.  Si chiamava Shogun ed era un piccolissimo locale situato al piano superiore nella mansarda di una vecchia casa del ‘900. Sui muri aveva dipinti e disegni e ora che sono passati quasi 20 anni non me li ricordo. Ma mi ricordo benissimo quel Natale.

Il bar è pieno e io non conosco nessuno. Entro e vado direttamente in fondo dove c’è il bar e ordino un vin brule’. Con la tazza tra le mani mi guardo intorno per cercare un tavolo libero, sperando solo di vedere lui. Non mi sarei mai seduta al suo tavolo ma da sola, sapendo che lui se ne avrebbe accorto e sarebbe venuta da me. Era abbastanza protettivo quando mi vedeva in giro da sola. Mi faceva sempre compagnia e poi mi accompagnava a casa. E a avvolte si stava per ore a chiacchierare.

Ma ora lui non c’era e io mi sedo da sola ad un piccolo tavolino sorseggiando il vino che odora di cannella e chiodi di garofano.
Ne ho bevuto due di vin brule’ quella sera ma lui non è venuto. Così un po’ euforica o forse un po’ ubriaca lasciai il bar e uscii fuori sperando di incontrarlo mentre camminavo verso casa. Abitavo dall’altra parte della città e lui nella mia stessa zona. I miei pensieri erano solo per lui, la mia mente ed il mio cuore erano piene del suo sorriso, il suo modo di muoversi di tenere le mani alzate mentre spiega chissà quale concetto, il suo profumo.

Ups, come ho fatto a trovarmi sdraiata per terra con la faccia nella neve, devo essere inciampata in qualche cosa persa com’ero in questi pensieri. Sta di fatto che sono mezza euforica per il vino e faccio fattica ad alzzarmi scivolando sulla neve ghiacciata mentre con le mani cerco di spingermi su.
– Ti do una mano io, sento mentre davanti agli occhi mi si presenta una mano dentro un guanto nero.
Senza pensarci mi reggo su di lui ed eccomi in piedi mentre davanti a me vedo due occhi sorridenti e dei capelli lunghi castani. Non l’ho mai visto e li guardo diffidente mentre lui mi dice:
– Ti ho vista prima nel bar…ti posso accompagnare a casa?
Ma questa è un’altra storia.
Adesso sono qui odorando di cannella e sognando ai fiocchi di neve che tanto vorrei rivedere ancora.
Per ogni prossimo Natale della mia vita.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...