Le storielle del principe

Niente paura

– Non voglio morire, gridò!

Aveva la febbre altissima e da due giorni aveva momenti di delirio. Eravamo tutti svegli intorno a lui in mezzo alla notte e avrei voluto aiutarlo. Non potevo fare nulla, avevo preso fra le mani le sue manine bollenti e avevo iniziato a piangere anche io. Era spaventato, forse anche perché leggeva la paura nei nostri occhi. Allora ho deciso che dovevo fare qualcosa per tenerlo con noi. Non ero una religiosa, ma ho afferrato l’icona dal muro e mi sono chiusa nell’altra stanza iniziando a pregare arditamente. Con le lacrime che cadevano a cascata sulle mie guance, mi sono trovata da sola in mezzo all’universo e l’unica cosa certa che potevo toccare era l’icona che stringevo al petto.

Lui era il mio fratellino piccolo, parte della mia anima, lo avevo visto nascere piccolo indifeso con la pelle violacea. Aveva solo 3 anni e avevamo appena iniziato a comunicare con le parole, a raccontarli le favole dove tutto finiva sempre e vinceva il bene. Sentire ora dalla sua bocca: Non voglio morire! era straziante e non era un nostro solito gioco dove faceva finta di non respirare. Lui stava davvero male…Noooo, non poteva andarsene ora!

Stavo pregando per lui, il dolore ma sopratutto la paura di perderlo mi aveva paralizzato il corpo, i pensieri, ma la mia anima era viva e viveva per lui.
Non so esattamente quanto tempo avevo pregato, quando sentii dall’altra stanza: la febbre sta scendendo! Ho corso verso di lui, era tranquillo si era addormentato con il suo candido visino e le ciglia lunghe. Ho sentito che tutto sarebbe andato bene. Era ancora lì.

Avevamo tutta la vita davanti per continuare a giocare, raccontare storie e litigare. Perché si sa, i fratelli litigano spesso ma malgrado questo c’è sempre un filo indivisibile che li lega, oltre al legame di sangue c’è una fiducia che non sparisce con i litigi o le invidie che ci possano essere, perché questa cosa misteriosa che lega due fratelli prevale su ogni genere di inconveniente.

Ora siamo grandi e stiamo seduti uno davanti all’altro sulle poltrone del mio piccolo appartamento, fumiamo e io o guardo meravigliata di quant’è cresciuto. Penso alle esperienze che ha fatto malgrado avesse solo 20 anni, alle sue mani delicate che tengono fra le ditta la sigaretta in una maniera che mi ricorda di un artista. Invece lui in quelle mani ha dovuto tenere un fucile negli ultimi 10 mesi, seguire un addestramento difficile per diventare un soldato.

dragos

Penso a quanta paura ho avuto sapendolo li da solo, a quanto mi ero arrabbiata quando tornata a casa per le vacanze estive avevo scoperto che il giorno prima lui decidesse di andarsene. Penso a quanto sarà stato difficile per lui essere li da solo, decidere da solo, ma sono fiera che malgrado tutto ha deciso di tornare, ha capito chi è e cosa vuole fare nella vita.

Io alla sua tenera età ero ancora nell’ultimo anno di liceo cercando di scoprire cosa voglio fare da grande, timorata fra i consigli dei nostri genitori e quello che volevo veramente fare.

Ma ora siamo qui insieme e parliamo di più e di meno ma sopratutto delle esperienze e delle vita e lui mi dice:

– Devi essere forte! Non ti puoi fermare, la vita ti sorpasserà.

Quand’è che è cresciuto? Quand’è che è diventato cosi saggio e maturo? E io malgrado ci fossero 9 anni di diffidenza fra di noi, sono ancora qui a piangermi addosso e a non saper cosa voglio fare da grande!

Ma ora lui è qui e possiamo fare tante cose insieme. Tipo andare a teatro, paseggiare insieme, giocare a pallacanestro. Ma lui mi ferma deciso:

– Dai, c’è troppa diffrenza d’età fra di noi e poi io ho altri interessi!

Ah, si…cosa mi aspettavo? Recuperare tutti gli anni che ero stata lontana per studiare e poi quelli quando lui era lontano per fare la guerra? Mi dispiace sentirlo parlare così, ma almeno ora è qui e io posso parlarli e chiederli consigli ed anche cucinare per lui, tipo le ali di pollo piccanti con le patate al forno, uno dei piatti che ama tanto.

Il mio sorriso svanisce all’improvviso, non so cosa sia successo ma ho avuto un brutto sogno. Lui che mi saluta sorridente, come sempre. Io che lo chiamo dicendoli: – Che fai, non mi baci? Lui torna indietro e mi bacia sulle guancia e poi si gira e se ne va, sempre con il sorriso sulle labbra.

– Stai attento li dico!

– Lo sai che sono sempre attento e che guido bene!

– Lo so, ma non è che non mi fido di te, ma degli altri!

Si gira un’altra volta verso di me, alza la mano e mi saluta, ancora sorridendo. Chiudo la porta dietro di lui  e mi trovo nel buio. I ricordi di quel che è accaduto prima di questo sogno sembrano svanire.  Ogni notte sogno lui da piccolo, ma finisce sempre che in qualche modo lo perdo.

Da quel giorno ho deciso di non sognare più.

 

 

 

 

 

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